Il fenomeno di artisti
stranieri che conquistano le varie classifiche europee
conosce decise conferme con questi due musicisti oggi
alla ribalta delle discoteche del Vecchio Continente.
Chi sono, come nascono, il perché di un successo.
Sin dalla nascita del cosiddetto pop-rock - diciamo dagli
anni Sessanta - i due mercati discografici tradizionalmente
più vasti ed importanti, quello inglese e quello americano,
sono stati pressoché dominati dagli artisti locali. Un'egemonia
quasi assoluta, interrotta soltanto di rado (e comunque
per periodi non molto lunghi) da musicisti provenienti
da altre nazioni; episodi quasi casuali, tanto per rispettare
il... calcolo delle probabilità che prima o poi fa si
che anche le situazioni più difficili e clamorose si verifichino.
Fra i protagonisti di questi autentici blitz nelle classifiche
d'oltre Manica e oltre oceano, possiamo ricordare gli
spagnoli Los Bravos ("Black Is Black"); i greci Aphrodite's
Child di Demis Roussos e Vangelis ("Rain And Tears", "It's
Five 0' Clock"); gli olandesi Focus ("Sylvia") e Shocking
Blue ("Venus"); i tedeschi Kraftwerk, Scorpions e, più
di recente, Nena; l'austriaco Falco ("Der Kommissar");
gii australiani (di nascita o d'adozione) Air Supply,
Men At Work, AC/DC. Di italiani, come si vede, nemmeno
l'ombra (ma negli ultimi tempi anche i nostri musicisti
sembrano aver finalmente trovato la chiave per la conquista
dei mercati anglosassoni). Di recente un altro Paese si
è aggiunto a quelli sopra citati: si tratta della Romania,
una nazione dell'Est europeo che, in verità, fino ad oggi,
non è che avesse fatto parlare di sé per meriti musicali.
La salita al proscenio internazionale della Romania ha
un nome ben preciso: quello di Michael Cretu Nato a Bucarest
nel maggio del 1957 da padre rumeno e madre austriaca,
Michael vive dal 1975 a Francoforte dove si è diplomato
in composizione ed ha perfezionato la sua conoscenza delle
tastiere.
Pur essendosi formato, come musicista, in Germania, Cretu
non ha rinnegato le sue origini: anche se formalmente
inserito nel filone della tecno-dance teutonica, le sue
proposte sono caratterizzate da una ricerca armonico-melodica
e da atmosfere che denunciano chiaramente la particolare
sensibilità dell'artista, decisamente assai poco tedesca.
E forse proprio questa componente, rilevabile sin dal
primo ascolto, ha colpito positivamente il pubblico di
mezza Europa, Gran Bretagna compresa, imponendo Michael
all'attenzione generale e favorendo l'affermazione del
suo primo long playing "Die Chinesische Mauer" (titolo
dell'edizione italiana: "The Invisible Man") e in particolare
del singolo tratto da esso, l'ormai ben noto "Samurai".
CENTRO AL PRIMO COLPO
Autore, cantante e tastierista di talento, Michael Cretu
ha conquistato al primo colpo anche il nostro pubblico,
grazie soprattutto al brano appena citato, un episodio
in chiave dance sufficientemente originale, contrassegnato
da un ritmo pulsante ed ipnotico che indubbiamente ha
contribuito in misura decisiva al suo successo, tanto
più clamoroso in quanto - come detto - "Samurai" è il
primo 45 giri ufficiale di Cretu (che peraltro ha iniziato
la sua attività già nel 1981 con un progetto artistico
denominato "Legionnaires").
L'album "The Invisible Man", vero biglietto da visita
dal musicista rumeno, evidenzia ancor meglio rispetto
al singolo la ricerca sonora operata da Michael e il suo
amore per le atmosfere maestose ed evocative, create esclusivamente
con l'ausilio delle tastiere elettroniche. Tastiere -
è bene dirlo - che sotto le mani di Michael sembrano acquistare
una dimensione quasi più umana - se è possibile
usare questa definizione - meno fredda ed asettica del
solito.
Un brano fa spicco su tutti gli altri: "Your Favorite
Toy", tema delicato e di grande suggestione affidato alle
sole tastiere e alla voce (senz'altro interessante) del
protagonista. Un buon assaggio di quelle che sono
le possibilità di Cretu anche al di fuori degli schemi
più rigorosamente dance.
Unica nota negativa: la confezione di "The Invisible Man"
non riporta né i testi dei vari brani né dati tecnici
o indicazioni sui collaboratori di Cretu. Una copertina
sin troppo anonima per un lavoro che anonimo non è. Peccato.
|