Articolo tratto da "CIAO 2001" (1985)

 
Il fenomeno di artisti stranieri che conquistano le varie classifiche europee conosce decise conferme con questi due musicisti oggi alla ribalta delle discoteche del Vecchio Continente. Chi sono, come nascono, il perché di un successo.

Sin dalla nascita del cosiddetto pop-rock - diciamo dagli anni Sessanta - i due mercati discografici tradizionalmente più vasti ed importanti, quello inglese e quello americano, sono stati pressoché dominati dagli artisti locali. Un'egemonia quasi assoluta, interrotta soltanto di rado (e comunque per periodi non molto lunghi) da musicisti provenienti da altre nazioni; episodi quasi casuali, tanto per rispettare il... calcolo delle probabilità che prima o poi fa si che anche le situazioni più difficili e clamorose si verifichino.
Fra i protagonisti di questi autentici blitz nelle classifiche d'oltre Manica e oltre oceano, possiamo ricordare gli spagnoli Los Bravos ("Black Is Black"); i greci Aphrodite's Child di Demis Roussos e Vangelis ("Rain And Tears", "It's Five 0' Clock"); gli olandesi Focus ("Sylvia") e Shocking Blue ("Venus"); i tedeschi Kraftwerk, Scorpions e, più di recente, Nena; l'austriaco Falco ("Der Kommissar"); gii australiani (di nascita o d'adozione) Air Supply, Men At Work, AC/DC. Di italiani, come si vede, nemmeno l'ombra (ma negli ultimi tempi anche i nostri musicisti sembrano aver finalmente trovato la chiave per la conquista dei mercati anglosassoni). Di recente un altro Paese si è aggiunto a quelli sopra citati: si tratta della Romania, una nazione dell'Est europeo che, in verità, fino ad oggi, non è che avesse fatto parlare di sé per meriti musicali.
La salita al proscenio internazionale della Romania ha un nome ben preciso: quello di Michael Cretu Nato a Bucarest nel maggio del 1957 da padre rumeno e madre austriaca, Michael vive dal 1975 a Francoforte dove si è diplomato in composizione ed ha perfezionato la sua conoscenza delle tastiere.
Pur essendosi formato, come musicista, in Germania, Cretu non ha rinnegato le sue origini: anche se formalmente inserito nel filone della tecno-dance teutonica, le sue proposte sono caratterizzate da una ricerca armonico-melodica e da atmosfere che denunciano chiaramente la particolare sensibilità dell'artista, decisamente assai poco tedesca.
E forse proprio questa componente, rilevabile sin dal primo ascolto, ha colpito positivamente il pubblico di mezza Europa, Gran Bretagna compresa, imponendo Michael all'attenzione generale e favorendo l'affermazione del suo primo long playing "Die Chinesische Mauer" (titolo dell'edizione italiana: "The Invisible Man") e in particolare del singolo tratto da esso, l'ormai ben noto "Samurai".

CENTRO AL PRIMO COLPO

Autore, cantante e tastierista di talento, Michael Cretu ha conquistato al primo colpo anche il nostro pubblico, grazie soprattutto al brano appena citato, un episodio in chiave dance sufficientemente originale, contrassegnato da un ritmo pulsante ed ipnotico che indubbiamente ha contribuito in misura decisiva al suo successo, tanto più clamoroso in quanto - come detto - "Samurai" è il primo 45 giri ufficiale di Cretu (che peraltro ha iniziato la sua attività già nel 1981 con un progetto artistico denominato "Legionnaires").
L'album "The Invisible Man", vero biglietto da visita dal musicista rumeno, evidenzia ancor meglio rispetto al singolo la ricerca sonora operata da Michael e il suo amore per le atmosfere maestose ed evocative, create esclusivamente con l'ausilio delle tastiere elettroniche. Tastiere - è bene dirlo - che sotto le mani di Michael sembrano acquistare una dimensione quasi più umana - se è possibile usare questa definizione - meno fredda ed asettica del solito.
Un brano fa spicco su tutti gli altri: "Your Favorite Toy", tema delicato e di grande suggestione affidato alle sole tastiere e alla voce (senz'altro interessante) del protagonista. Un buon assaggio di quelle che sono le possibilità di Cretu anche al di fuori degli schemi più rigorosamente dance.
Unica nota negativa: la confezione di "The Invisible Man" non riporta né i testi dei vari brani né dati tecnici o indicazioni sui collaboratori di Cretu. Una copertina sin troppo anonima per un lavoro che anonimo non è. Peccato.
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