Rumeno di origine ma
da tempo trapiantato in Germania, è un tastierista di
grido, utilizzato soprattutto come session man nei dischi
altrui; tuttavia si è fatto conoscere in Europa anche
come compositore e produttore. E ora finalmente ha trovato
la strada del successo in proprio. Il suo «Samurai» sta
vendendo bene anche in Italia, un Paese che Michael conosce
a menadito, dagli spaghetti alla musica. Tra i suoi preferiti
Drupi, Baglioni, Battisti e Cocciante.
Ventotto anni, padre rumeno e madre austriaca, tedesco
di adozione (vive a Francoforte, dove è molto noto come
session-man), Michael Cretu è la rivelazione dell'estate,
dopo che il suo pezzo «Samurai» è balzato in testa a tutte
le classifiche di vendita in vari paesi europei. Michael
Cretu è nato a Bucarest il 19 maggio 1957 e nel 1975 si
è trasferito in Germania, dove si è diplomato in composizione
classica (una solida preparazione di base non manca mai
ai musicisti dell'Europa orientale).
Il suo vecchio amore per il rock inglese riaffiora continuamente
nel suo discorso musicale. Michael è un artista che, oltre
ad essere realmente cosmopolita, utilizza un linguaggio
cosmopolita.
«Anche se vengo da studi classici — afferma — il mio amore
per il rock è sempre stato vivissimo. Alan Parsons Project,
Yes e Pink Floyd, sono stati tra i miei maestri. Ancora
oggi ne risento l'influenza. Se ascoltate "Samurai", che
è un pezzo di dance-music, potete però trovare qualche
richiamo agli Yes e ad Alan Parsons».
Se «Samurai» è stato un successo, anche l'album che Cretu
ha appena immesso sul mercato, ha tutti i numeri per raggiungere
il top. Composizioni come «Heavy Traffic», «Coda», «Silver
Water», «Your Favorite Toy» si segnalano per gusto e felici
scelte musicali.
«Il titolo "The Invisible Man" è un gioco metaforico.
Per troppi anni sono rimasto chiuso al buio delle sale
di incisione, pochi avevano visto la mia faccia. Ero quindi
"l'uomo invisibile del rock'n roll". Scherzi a parte,
il titolo del disco in inglese è il risultato di una traduzione
traslata del titolo originale in tedesco "Chinesische
Mauer" cioè "muraglia cinese"».
Il suo lavoro di session-man è stato lungo ed apprezzato.
Tra le altre, ricordiamo le sue assidue collaborazioni
con i Boney M e gli Interruption. Tastierista di grido,
Cretu, sino ad oggi, era stato solitamente utilizzato
al servizio di altri.
«Da otto anni lavoro come session-man in Germania — ci
dice — , come compositore e come produttore. Il mio successo
più grosso l'ho ottenuto proprio in veste di produttore
e con un singolo dei Moti Special, un vero hit da classifiche.
Prima di "The Invisible Man" avevo già registrato un lavoro
solistico, risale a tre anni fa ed il suo titolo era "Legionaires"».
Ma è soprattutto il suo amore per il rock inglese che
si evidenzia nelle sue composizioni. «Adoro Elton John
ed i Beatles e tra i nuovi i Tears for Fears e Howard
Jones. Ma secondo me nel rock attuale esiste un uomo sopra
a tutti, quel mago di Trevor Horn!».
Del suo stile alle tastiere parla spesso e volentieri.
«Penso di avere un linguaggio piuttosto personale, che
si rivela in una sintesi tra l'elettronico e il melodico.
Non amo molto l'elettronica, anche se nel suono degli
Anni Ottanta è diventata basilare. L'importante è mediare,
avere feeling, e infatti io cerco sempre di non essere
un robot, quando mi cimento alle tastiere. Non a caso,
il mio gruppo preferito in Germania è quello di Nena,
la performer più orientata verso il rock puro».
Dell'Italia, uno dei Paesi che lo ha lanciato e che conosce
a menadito, ama tutto e tutti. «Adoro i vostri spaghetti,
la gente, il modo di vivere italiano. Mi capita spesso
di ascoltare anche la vostra musica. I miei autori preferiti
sono Baglioni, Battisti e Cocciante. Ma per me c'è un
cantante davanti a tutti, è Drupi: un interprete che non
sfigurerebbe certo di fronte a nomi stranieri ben più
blasonati di lui!». |