L'UOMO INVISIBILE VENUTO DALL'EST
testo e foto di Fabio Nosotti

Articolo tratto da "TUTTO" (Novembre 1985)
Rumeno di origine ma da tempo trapiantato in Germania, è un tastierista di grido, utilizzato soprattutto come session man nei dischi altrui; tuttavia si è fatto conoscere in Europa anche come compositore e produttore. E ora finalmente ha trovato la strada del successo in proprio. Il suo «Samurai» sta vendendo bene anche in Italia, un Paese che Michael conosce a menadito, dagli spaghetti alla musica. Tra i suoi preferiti Drupi, Baglioni, Battisti e Cocciante.

Ventotto anni, padre rumeno e madre austriaca, tedesco di adozione (vive a Francoforte, dove è molto noto come session-man), Michael Cretu è la rivelazione dell'estate, dopo che il suo pezzo «Samurai» è balzato in testa a tutte le classifiche di vendita in vari paesi europei. Michael Cretu è nato a Bucarest il 19 maggio 1957 e nel 1975 si è trasferito in Germania, dove si è diplomato in composizione classica (una solida preparazione di base non manca mai ai musicisti dell'Europa orientale).
Il suo vecchio amore per il rock inglese riaffiora continuamente nel suo discorso musicale. Michael è un artista che, oltre ad essere realmente cosmopolita, utilizza un linguaggio cosmopolita.
«Anche se vengo da studi classici — afferma — il mio amore per il rock è sempre stato vivissimo. Alan Parsons Project, Yes e Pink Floyd, sono stati tra i miei maestri. Ancora oggi ne risento l'influenza. Se ascoltate "Samurai", che è un pezzo di dance-music, potete però trovare qualche richiamo agli Yes e ad Alan Parsons».
Se «Samurai» è stato un successo, anche l'album che Cretu ha appena immesso sul mercato, ha tutti i numeri per raggiungere il top. Composizioni come «Heavy Traffic», «Coda», «Silver Water», «Your Favorite Toy» si segnalano per gusto e felici scelte musicali.
«Il titolo "The Invisible Man" è un gioco metaforico. Per troppi anni sono rimasto chiuso al buio delle sale di incisione, pochi avevano visto la mia faccia. Ero quindi "l'uomo invisibile del rock'n roll". Scherzi a parte, il titolo del disco in inglese è il risultato di una traduzione traslata del titolo originale in tedesco "Chinesische Mauer" cioè "muraglia cinese"».
Il suo lavoro di session-man è stato lungo ed apprezzato. Tra le altre, ricordiamo le sue assidue collaborazioni con i Boney M e gli Interruption. Tastierista di grido, Cretu, sino ad oggi, era stato solitamente utilizzato al servizio di altri.
«Da otto anni lavoro come session-man in Germania — ci dice — , come compositore e come produttore. Il mio successo più grosso l'ho ottenuto proprio in veste di produttore e con un singolo dei Moti Special, un vero hit da classifiche. Prima di "The Invisible Man" avevo già registrato un lavoro solistico, risale a tre anni fa ed il suo titolo era "Legionaires"».
Ma è soprattutto il suo amore per il rock inglese che si evidenzia nelle sue composizioni. «Adoro Elton John ed i Beatles e tra i nuovi i Tears for Fears e Howard Jones. Ma secondo me nel rock attuale esiste un uomo sopra a tutti, quel mago di Trevor Horn!».
Del suo stile alle tastiere parla spesso e volentieri. «Penso di avere un linguaggio piuttosto personale, che si rivela in una sintesi tra l'elettronico e il melodico. Non amo molto l'elettronica, anche se nel suono degli Anni Ottanta è diventata basilare. L'importante è mediare, avere feeling, e infatti io cerco sempre di non essere un robot, quando mi cimento alle tastiere. Non a caso, il mio gruppo preferito in Germania è quello di Nena, la performer più orientata verso il rock puro».
Dell'Italia, uno dei Paesi che lo ha lanciato e che conosce a menadito, ama tutto e tutti. «Adoro i vostri spaghetti, la gente, il modo di vivere italiano. Mi capita spesso di ascoltare anche la vostra musica. I miei autori preferiti sono Baglioni, Battisti e Cocciante. Ma per me c'è un cantante davanti a tutti, è Drupi: un interprete che non sfigurerebbe certo di fronte a nomi stranieri ben più blasonati di lui!».
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